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Per uscire dalla crisi bisogna investire in cultura

del 09/01/2014

Per uscire dalla crisi bisogna investire in cultura

In apertura del convegno “Scenari economici. La ripresa difficile” il vice presidente di Confindustria per il centro studi e AD di Enel, Fulvio Conti, ha dichiarato: «Luci e ombre pesano sulla ripresa italiana e mi auguro che il Governo faccia tutto il possibile per attuare quelle riforme coraggiose che il Paese chiede da tempo a gran voce, concentrando le scarse risorse a disposizione sulle principali priorità: taglio drastico del cuneo fiscale che grava su lavoro e imprese, lotta all'evasione fiscale, decisa spending review, riforma istituzionale”.

Insomma: nessuna perplessità e nemmeno troppe speranze sterili. La crisi c’è ancora. È pesante e va attaccata alla base nel minor tempo possibile. Mettendo in atto tutte le misure che fino ad oggi sono solo state decantate, promesse, descritte, ma mai realizzate davvero.

È questa la sintesi dura, netta e chiara della dichiarazione di Fulvio Conti. Il cuneo fiscale grava su famiglie e imprese. Si sa. Nessuno però mette in atto soluzioni efficaci, anzi. La situazione delle tasse e delle imposte nel nostro paese ha del grottesco. Da una parte si fa credere alla popolazione che molto si stia facendo per diminuirle ma all’atto pratico non solo ciò non accade ma anzi, sta accadendo il contrario. Basti pensare all’IMU, alla Tares agli acconti Irpef in costante crescita.

La lotta all’evasione fiscale, tormento dell’italiano medio che sa perfettamente che questa voce nel libro nero di tutti i governi che si succedono, vede due soli protagonisti: i lavoratori e i pensionati. Uniche entità tracciabili e difficilmente messi nella condizione di poter evadere, fiscalmente parlando. Gli altri, i ricchi veri, quelli evadono sempre e continuano a farlo. Trovare soluzioni a questo problema non sembra prioritario per il governo. Piuttosto, si preferisce tartassare i soliti noti.

Di spending review ormai sappiamo tutto. Sappiamo anche che nessuno ha davvero intenzione di tagliare laddove una bella sforbiciata alle spese istituzionali renderebbe possibile reperire cifre anche consistenti che potrebbero essere riutilizzate per finanziare comparti sociali che permetterebbero una iniziale ripresa economica almeno per le fasce più povere.

Inutile poi parlare di “riforme istituzionali” senza farsi aggredire dal virus della rabbia: nel nostro paese le riforme – ammesso che vengano varate – non è detto che vengano messe in atto. E anche nella migliore delle ipotesi, non è detto che la realizzazione di riforme risolva nettamente certe questioni. Abbiamo tutti memoria della recente “riforma del lavoro Fornero” e tutte le polemiche che a essa sono susseguite a causa di molti punti che hanno sostanzialmente ferito ancor più il diritto al lavoro di milioni di cittadini e pensionati italiani.

Tornando alle dichiarazioni rilasciate da Fulvio Conti, egli è  anche convinto che “La crisi ha intaccato strutturalmente il potenziale di crescita del nostro Paese nel medio termine. Dei 9,1 punti percentuali che ci separano dal picco pre-crisi del 2007, metà della diminuzione sarà persistente e l'altra metà non verrà recuperata prima del 2019. Guardando al 2014, auspico che la rinnovata stabilità di Governo con questa nuova maggioranza, possa attuare quelle misure necessarie per il Paese che non hanno trovato spazio nella Legge di stabilità. Il peggio della crisi è alle spalle, ma l'Europa fatica a uscire dalla crisi: la ripresa economica resta fragile e lenta.

Per ripartire, il Paese deve investire di più nella cultura: un’eredità unica e inimitabile che non deve però essere gestita come una rendita ma valorizzata appieno per diventare un vantaggio competitivo per il Paese”.

La cultura quindi è sostanzialmente lo starter che può accendere la miccia della ripresa economica. Non accenderla può esserci fatale.

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