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Le tipologie di patti parasociali

del 28/09/2010

Le tipologie di patti parasociali

Parte seconda

Le varie tipologie di patti parasociali

Il Legislatore ha provveduto ad elencare soltanto i patti a più diffusa rilevanza (sindacati di voto, di blocco e di concertazione); tale elenco, tuttavia, non è esaustivo di tutte le tipologie presenti nella prassi.
Analizziamo ora nel dettaglio i vari tipi di patto parasociale, partendo proprio da quelli fatti oggetto della previsione legislativa.

I sindacati di voto

Si tratta senza dubbio della tipologia più diffusa nella prassi, nonché oggetto primario dell’attenzione della giurisprudenza anteriormente alla recente regolamentazione legislativa.
Hanno per oggetto e scopo di regolare e disciplinare, tra gli aderenti al patto, il diritto di voto in sede assembleare.
In tal senso, possono prevedere un mero obbligo di consultazione tra gli aderenti prima dell’espressione del voto, oppure possono vincolare gli stessi a esprimere il proprio voto in maniera conforme a ciò che, in separata sede, è stato deciso dalla maggioranza degli aderenti al patto.
Essi, spesso, costituiscono lo strumento per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea da parte di quei soci che, presi singolarmente, non avrebbero il “peso” sufficiente per ottenere tale risultato.
Le modalità secondo cui esprimere il proprio voto in assemblea possono essere decise all’unanimità o a maggioranza dei soci aderenti al patto.
In giurisprudenza, in passato, è stata contestata la validità di questi ultimi tipi di accordi, in quanto accusati di incidere troppo profondamente sull’assetto societario, svuotando – di fatto – l’assemblea delle proprie competenze funzionali.
Tuttavia la dottrina e la giurisprudenza più recenti (come ampiamente riportato nella prima sezione) li ritengono ora validi in quanto nessuna norma o principio impedisce al socio di predeterminare il modo in cui voterà, prima e fuori dall’assemblea.
Inoltre, da un punto di vista strettamente formale, il procedimento di formazione della volontà assembleare non risulterebbe alterato: è infatti pur sempre l’assemblea, con le maggioranze previste per legge, che assume le delibere.
Il tutto nell’osservanza delle norme imperative, per ciò stesso inderogabili.
Non sarebbe perciò valido, ad esempio, un patto di voto inteso a non deliberare circa l’azione di responsabilità contro gli amministratori.

I sindacati di blocco


Tra i patti cui si estende la disciplina dell’art. 2341-bis del codice civile, vi sono, come accennato, anche i sindacati di blocco.
Tali sono gli accordi che pongono limiti alla circolazione delle azioni e sono funzionali all’esigenza di mantenere omogenea e stabile nel tempo la composizione della compagine azionaria. La legittimità degli stessi nel nostro ordinamento, anche prima della Riforma, era generalmente riconosciuta purché, si diceva, l’accordo non si ponga in contrasto con il principio generale codificato dall’art. 1379 c.c., secondo cui le eventuali limitazioni poste contrattualmente alla alienazione dei titoli azionari conservano la loro validità a condizione che siano contenute entro convenienti limiti temporali e rispondano ad un apprezzabile interesse delle parti.
I sindacati di blocco, dunque, anche prima della Riforma, per essere validi avrebbero dovuto essere temporalmente limitati, onde evitare di costituire un indebito vincolo alla libera circolazione delle partecipazioni sociali.
La categoria dei sindacati di blocco comprende una serie svariata di ipotesi che possono anche essere combinate tra loro.
Per citarne solo alcune, può spaziarsi dal semplice divieto di alienazione per un certo periodo di tempo ai patti che condizionano l’acquisto di nuove azioni al loro conferimento in sindacato, oppure che consentono l’acquisto di azioni solo entro precisi limiti quantitativi, ai patti di prelazione, ai patti misti di prelazione - opzione, ai patti di gradimento.
I patti possono, poi, contenere limitazioni, anziché al trasferimento della proprietà del titolo, alla costituzione o al trasferimento di diritti reali sul medesimo, con ciò andando ad incidere ancora maggiormente sul fascio di diritti patrimoniali connessi al titolo azionario.

I sindacati di concerto

La riforma disciplina, altresì, i patti aventi per oggetto o per effetto l’esercizio anche congiunto di un’influenza dominante all’interno della compagine sociale.
Questa categoria dovrebbe abbracciare una serie di ipotesi diverse, tra cui potremmo annoverare “gli accordi con cui gli aderenti determinano obiettivi, programmi, progetti, risultati verso cui far dirigere l’azione della società”.
In effetti, l’influenza dominante non si esplica necessariamente (o solamente) attraverso accordi di voto, ma può realizzarsi anche mediante semplici direttive o con altri atti di impulso agli organi della società o, addirittura, con comportamenti negativi (quali l’astensione dalla partecipazione all’assemblea al fine di provocare l’impossibilità di raggiungimento delle maggioranze necessarie per l’adozione di delibere sgradite).
La definizione della categoria, quindi, può effettuarsi solo attraverso un’analisi caso per caso dei vari accordi considerati nella loro complessità e, soprattutto, tenendo conto delle finalità sottostanti.
La validità di tali accordi non è però scontata, soprattutto avuto riguardo alla circostanza che gli stessi si traducano pericolosamente in un’elusione dei criteri legali di ripartizione delle competenze degli organi sociali, nella misura in cui deroghino alla riserva del potere di gestione in capo agli amministratori.
Pensiamo ad eventuali accordi per i quali i soci si impegnano a fare in modo che gli amministratori nominati attraverso il proprio voto si conformino supinamente a pattuizioni riguardanti la gestione societaria.
Il fattore distintivo tra patto lecito ed illecito andrà quindi ravvisato caso per caso, secondo un criterio che potremmo definire “quantitativo e qualitativo”, ossia tenendo presente la misura dell’ingerenza e la forza coercitiva della stessa sulle determinazioni assunte – in concreto - dall’organo amministrativo.

I patti diversi

Come accennato, quelli previsti dal legislatore non esauriscono tutti gli accordi che vengono annoverati comunemente nella categoria dei patti parasociali nella pratica degli affari.
Ci riferiamo, in particolare all’intera categoria di quei patti che non sono idonei ad incidere sulla organizzazione sociale, tra cui gli accordi intesi a rafforzare la struttura finanziaria di una società per azioni ed, in particolare, quelli attraverso cui i soci si obbligano ad attuare finanziamenti, ad effettuare ulteriori conferimenti a certe scadenze, oppure ad effettuare prestazioni ulteriori.

(seconda parte lunedì 02/10/2010)

Avvocato Luca Amati
Ordine degli Avvocati di Milano
Studio Legale Amati, Biavaschi e Associati


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