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La Cassazione punisce i condomini senza senso civico

del 07/05/2013

La Cassazione punisce i condomini senza senso civico

Vita dura per i condomini che, peccando di senso civico, non rispettano le altrui proprietà.

Ad avvalorare tale tesi giunge la sentenza n. 16459/2013 emessa dalla Corte di Cassazione e depositata l’11 aprile 2013.

Con la suddetta sentenza, i Supremi Giudici si sono espressi su di una vicenda piuttosto curiosa che vede come protagonista una donna, titolare di un appartamento in un condominio palermitano contraddistinta da alcune stravaganti abitudini.

La condomina, infatti, era stata citata in giudizio dai proprietari dell’appartamento sottostante poiché era solita utilizzare la balconata del vicino come zona adibita alla raccolta di rifiuti di vario genere.

Con cadenza pressoché quotidiana, infatti, la signora gettava sul balcone della vicina, cenere, mozziconi di sigaretta, candeggina e altri detergenti dall’alto potere corrosivo.

Questa incivile consuetudine era costata alla donna una condanna inflitta dal Tribunale di Palermo.

Più precisamente, il Giudice di primo grado, citando l’articolo 674 del Codice Penale, aveva definito la donna colpevole di “getto pericoloso di cose” e l’aveva quindi condannata al pagamento di un’ammenda del valore pari a 120 euro.

In fase processuale, inoltre, era sorta anche l’aggravante determinata dalla reiterazione dell’illecito prevista e ritenuta punibile con un aumento di pena dall’articolo 81 dello stesso Codice Penale.

Avverso tale condanna, (incredibile ma vero) la donna aveva presentato formale ricorso in Cassazione.

Ovviamente gli Ermellini hanno respinto la richiesta della donna, definendo la sentenza emessa nei confronti della ricorrente con tre aggettivi: palese, logica e assolutamente corretta.

La sentenza emessa dalla Corte Suprema dunque, facendo corpo con quella pronunciata in primo grado dal Tribunale di Palermo, riconosce nel comportamento della donna il reato di “getto pericoloso di cose” e concorda quindi nella definizione penale del reato ravvisato nel giudizio di primo grado.

Il pugno di ferro utilizzato dalla Corte di Cassazione è nettamente ravvisabile nel modo in cui si è modificato il metodo di punibilità di un comportamento che solitamente ricade nell’ambito dell’illecito civile.

Ravvisando in esso il reato penale, infatti, gli Ermellini hanno condannato la donna ad una pena sensibilmente più importante, obbligando la donna a versare la somma di 1.000 euro alla Cassa delle Ammende e condannandola altresì al sostenimento di tutte le spese processuali.

D’altro canto, se è vero che il reciproco rispetto è un elemento fondamentale che dovrebbe sempre fungere da ispirazione nei rapporti tra condomini, è altrettanto vero che il senso civico dovrebbe essere il dettaglio teso a definire il cosiddetto comportamento civile… a prescindere dal fatto che al piano sottostante abiti un’altra famiglia.

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