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Soglia di povertà: sempre più italiani a rischio

del 09/04/2013

Soglia di povertà: sempre più italiani a rischio

L’indicatore macroeconomico diffuso mensilmente da Confcommercio è un ulteriore grido di allarme sulla tenuta economica e sociale del nostro Paese: sempre più italiani sono vicini alla soglia di povertà.

L’inquietante rilevazione è affiancata da dati Istat che rendono tangibili le ripercussioni reali di questa situazione: sono 3 milioni e mezzo gli italiani che, all’inizio del 2013, versavano in condizioni di conclamata povertà. Il 6% dell’intera popolazione, detto in termini percentuali, è stretto nella morsa dell’indigenza. Un referto sconfortante sullo stato di salute del nostro sistema economico.

Le cifre diffuse nelle statistiche sono il risultato del confronto di diversi fattori corresponsabili e determinanti nella precisazione dei livelli di povertà di una nazione:

  • Tasso di disoccupazione;
  • Età di pensionamento;
  • Rincaro dei beni primari di consumo;
  • Numero di cassaintegrati.

Per allargare la prospettiva sul fenomeno, è possibile confrontare i dati Istat elaborati dal 2006 a oggi e relativi ai fattori elencati. Il percorso che si delinea è contraddistinto da un continuo e marcato peggioramento. In quest’ultimo quinquennio, sempre più cittadini vertono in condizioni di vita miserabili: per la precisione, 1,2 milioni.

Eppure in Italia si lavora di più che in Europa. Sempre i dati Confcommercio mettono a nudo questa contraddizione nel sistema economico tricolore. Gli italiani che possono contare su un reddito fisso grazie alla loro attività lavorativa – e sono pertanto meno esposti che altri soggetti al contatto diretto con la soglia di povertà - sono impiegati nello svolgimento delle loro mansioni molte ore di più rispetto a tedeschi e francesi.

Basta sfogliare i dati del 2011: gli italiani hanno speso un totale di 1.774 ore sul posto di lavoro. In percentuale, un nostro connazionale lavora in media il 26% di ore in più rispetto a un collega tedesco e di poco più del 20% di un collega francese.

In Italia, sempre secondo Confcommercio, sono i lavoratori autonomi a subire maggiormente tale fenomeno. Lavorano il doppio del tempo rispetto ai lavoratori dipendenti. Circa 3 mesi in più, addirittura, giorni festivi inclusi.

Oltre al danno, poi, la beffa: le buste paga nel Bel Paese sono più leggere.

Perché ore lavorate e reddito, in Italia, sono indirettamente proporzionali? Il nostro Paese è il fanalino di coda nella triade Italia, Francia, Germania per produttività oraria. Quest’ultima è un elemento essenziale per la creazione di ricchezza e reddito: dal 2007 al 2011, la produttività è stata incrementata solo del 4%, in Germania del 20%. Lavorare meno, lavorare meglio!

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