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BCE: peggiora la disoccupazione in Europa

del 08/04/2013

BCE: peggiora la disoccupazione in Europa

Il monito della BCE tuona sull’attuale panorama occupazionale.

Servono nuove riforme  per generare nuovi posti di lavoro! Questo è,  in estrema sintesi, il messaggio diffuso dalla Banca Centrale Europea  in una recente nota.

Le previsioni per il futuro prossimo, infatti, non sono delle più allegre.

Non solo nel 2012 il tasso di disoccupazione ha toccato una punta finora mai raggiunta (pari ad un valore percentuale dell’11,9%), ma nei prossimi mesi potrebbe segnare un nuovo record!

Le categorie maggiormente a rischio

Come sempre, l’ago della bilancia spinge verso il basso il piatto contenente i dati della disoccupazione giovanile e dei disoccupati di lunga durata.

Troppe acerbe promesse hanno difficoltà a trovare un’occupazione stabile in Europa e, chi perde il posto di lavoro, riscontra sempre maggiori difficoltà a reinserirsi nel mercato.

Basti pensare che, soltanto nell’ultimo trimestre relativo all’anno 2012, le statistiche riportano un dato occupazionale inferiore dello 0,3% rispetto al precedente.

Non solo l’Italia quindi, ma molte zone dell’UE sono coinvolte in questo “disastroso paesaggio economico” che sembra essere  l'infausto risultato degli ultimi scossoni che hanno interessato moltissime zone dell’area Europea.

Il panorama italiano

In tal contesto, non si può negare che proprio lo Stivale, in seguito all’attuazione della recente e stravolgente Riforma Fornero, è in piena fase di assestamento.

 Tuttavia, Riforma Fornero a parte, a quanto pare il grande problema italiano è rappresentato dagli effetti della  crisi economica che grava pesantemente sul nostro Paese.

Una situazione  che innescherebbe una serie di reazioni a catena tali, da ripercuotersi negativamente sulla base occupazionale del nostro Paese.

Il primo anello della triste catena è rappresentato dalla sensibile riduzione dei consumi.

Una tendenza che, interessando tutti gli italiani, li porta a rispondere al periodo di crisi, riducendo i consumi e limitando gli acquisti ai beni di primaria necessità.

La prima ripercussione che provoca questa contrazione dei consumi la riscontriamo sul fronte produttivo. Così come accade sempre in economia infatti, ad una riduzione della domanda, il mercato risponde adeguando l’offerta al nuovo fabbisogno.

L'adeguamento della produzione alla nuova richiesta di mercato, quindi, se protratta nel lungo termine ed associata al costante aumento della pressione fiscale che le imprese sono quotidianamente chiamate ad affrontare, costringe le aziende a ridurre il personale.

È a questo punto che si conclude la nostra catena, con la riduzione di personale che, fungendo da anello giunzionale, ci pone di fronte all’ennesimo rialzo del tasso di disoccupazione, all’ennesima infausta previsione per il futuro e all’ennesima denuncia da parte delle associazioni di categoria che combattono animatamente per far valere le proprie ragioni.

Come si può fare per rompere questo pericoloso circolo vizioso?

La soluzione per le imprese sembra essere sempre la stessa: promuovere gli investimenti per rilanciare l’economia.

Questo vuol dire ridurre la pressione fiscale a carico delle aziende, facilitare l’accesso al credito e ridurre i tempi di pagamento dal parte della P.A. nei confronti dei propri fornitori privati.

Dal canto nostro non resta che "stringere i denti" e sperare in un  celere intervento da parte delle competenti Istituzioni.

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