Consulenza o Preventivo Gratuito

Illegittimo licenziamento per chi denuncia illeciti

del 28/03/2013

Illegittimo licenziamento per chi denuncia illeciti

Fidarsi è bene non fidarsi è meglio. Questo sicuramente sarà il motto dell'azienda che si è vista annullare, con rinvio, la sentenza a sua favore relativa al licenziamento di un dipendente che aveva denunciato presunti illeciti. Il lavoratore, infatti, assieme ad altri 5 colleghi aveva esposto alla magistratura delle irregolarità della sua società relative ad un appalto per la manutenzione di un semaforo e a prova degli illeciti aveva sottratto copia di documenti appartenenti al datore di lavoro. La denuncia alle autorità giudiziarie è avvenuta senza avere informato previamente i superiori in azienda e così la società accusata ha pensato bene di licenziare il dipendente per violazione dell'obbligo di fedeltà. 

Secondo l’obbligo di fedeltà, ex art. 2105 c.c., il lavoratore dipendente non può trattare affari, che siano in concorrenza con il datore di lavoro (cosiddetto divieto di concorrenza), non può divulgare notizie relative all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’azienda (divieto di divulgazione di notizie) o usarle per arrecare ad essa un danno (divieto di uso pregiudizievole delle notizie).

La violazione del dovere di fedeltà espone il dipendente al legittimo licenziamento e qualora abbia recato danno all'imprendtore è soggetto anche ad un obbligo risarcitorio.

Relativamente alla sentenza, però, la sezione lavoro della Suprema Corte ha ritenuto illeggittimo il licenziamento in quanto l’obbligo di fedeltà deve essere riferito solo alle attività lecite dell’azienda (Cass., n. 519/2001).

Pertanto, il comportamento del lavoratore non ha violato i doveri di fidelitas previsti dall'ex art. 2105 c.c. e il suo comportamento non ha leso gli interessi del datore di lavoro. Anzi, la sua condotta è stata lecita in quanto ha denunciato fatti di rilevanza penale e ha impedito così che il dovere di fedeltà, previsto dal Codice civile, si trasformasse in dovere di omertà.

Questo vuol dire, afferma la Cassazione, che "non può nemmeno lontanamente ipotizzarsi che rientri tra i doveri del prestatore di lavoro il tacere anche fatti illeciti (da un punto di vista penale, civile o amministrativo) che egli veda accadere intorno a sè in azienda". Inoltre, la società, in tema di onere probatorio, non ha portato in giudizio alcuna prova valida per dimostrare l'intento calunnioso del lavoratore e per legittimare il licenziamento intimato.

 Pertanto, non essendoci elementi utili a costituire il fondamento delle pretese da parte della società, la sezione lavoro della Suprema Corte con la sentenza n. 6501 del 15 marzo 2013  ha ritenuto illegittimo il licenziamento del dipendente che aveva reso noto all’A.G. fatti di potenziale rilevanza penale verificatisi nella sua azienda.

vota  
Inserendo i miei dati accetto le Condizioni d'uso e il trattamento dati
Voglio ricevere le newsletter di Axélero S.p.A. come specificato nel paragrafo 2b
Voglio ricevere le newsletter di società terze come specificato nel paragrafo 2c
SULLO STESSO ARGOMENTO
Ok al licenziamento del cassiere che accetta metodi di pagamento non consentiti

del 27/12/2010

Per la sezione lavoro della Corte di Cassazione (sentenza n. 26108/2010) è legittimo il licenziament...

Retribuzioni risarcite se il licenziamento è orale

del 10/01/2011

Il lavoratore licenziato solo verbalmente può far valere la nullità del licenziamento che non interr...

Licenziamento: legittimo intimarlo se per causa diversa dal primo, giudicato illegittimo

del 25/01/2011

Lo Statuto dei lavoratori prevede per le aziende che impiegano più di 15 dipendenti "la tutela reale...