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Le tasse? Oggi si pagano con i finanziamenti

del 15/03/2013

Le tasse? Oggi si pagano con i finanziamenti

Tre aziende su cinque chiedono prestiti finanziari per onorare le tasse.

Questo è l’inquietante dato che emerge dal sondaggio condotto dal Centro Studi Unimpresa, e che prende in considerazione un campione di circa 130mila imprese associate e rileva un “indebitamento causa imposte” riguardante circa 82.000 tra piccole e medie imprese.

Un dato sicuramente legato alla spaventosa crisi finanziaria che sta colpendo un po’ tutti i Paesi, ma che in Italia ha avuto ripercussioni molto più pesanti, a causa della sfortunata  congiunzione tra la crisi economica e l’aumento dell’imposizione fiscale che ha caratterizzato l’ultimo anno.

Fatto sta che il 63% delle piccole e medie realtà aziendali hanno dovuto chiedere aiuto agli Istituti di Credito per far fronte ai versamenti dei tributi.

Tra le imposte maggiormente incriminate e considerate principali responsabili dell’indebitamento italiano troviamo l’IMU e l’IRAP.

IMU

Con riferimento all’Imposta Municipale Unica, l’analisi incrociata dei dati del sondaggio con quelli forniti dal Ministero dell’Economia, ha permesso l’estrapolazione di dati molto significanti. In particolar modo, si evince che per far fronte ai 6,3 miliardi di Imu da pagare nel 2012, le imprese tricolore si sono indebitate per una cifra spaventosa, che sfiora i 4 miliardi di euro.

Sul podio delle attività imprenditoriali maggiormente indebitate per l’Imu (ma non solo) troviamo:

-le attività turistiche con le strutture ricettive;

-la GDO con gli Ipermercati;

-le piccole realtà industriali con i capannoni.

Tre realtà diverse ma simili per molti aspetti e accomunate da questo triste destino. Tre, come tre sono le ripercussioni negative che questo fenomeno sta avendo sull’economia italiana.

In prima analisi, così come fa notare lo stesso presidente del centro studi, si può notare come le imprese, invece di utilizzare le tradizionali forme creditizie per favorire gli investimenti (così come sarebbe normale) si trovino a sfruttare le proprie risorse economiche per coprire i debiti con lo Stato. Tendenza questa che uccide l’anima dell’imprenditoria e, se non trova rimedio, ne potrebbe provocare l’estinzione.

Un secondo effetto negativo si evidenzia in fase di bilancio, quando l’ipoteca iscritta su di un dato immobile posto a garanzia del prestito, deve essere decurtata dal valore dell’immobile stesso. Essendo gli immobili voci iscritte nell’attivo dell’azienda, questo “storno” si traduce in una riduzione della voce dell’attivo di bilancio aziendale.

Un terzo effetto, infine, riguarda la difficoltà che l’azienda sicuramente si troverebbe ad affrontare nel caso in cui si trovasse a dover chiedere un ulteriore finanziamento. Prima di tutto l’azienda avrebbe meno garanzie da presentare alla banca e in seconda analisi possederebbe un rating alto che fungerebbe da vero e proprio agente lievitante per il tasso d’interesse.

Un connubio quindi che, in un momento di strozzatura dell’accesso al credito come quello che sta attraversando l’Italia, segnerebbe la vera fine economica dell’azienda.

“Alleggeriamo la pressione fiscale per risollevare l’economia del paese e da ciò ne gioverà anche lo Stato” conclude il presidente di Unimpresa. Un’azienda in forte difficoltà economica, infatti, faticherà sempre più ad assolvere ai propri obblighi e, per quanto voglia mantenere un atteggiamento tributario impeccabile, prima o poi si troverà ad omettere i versamenti e di questo sicuramente ne risentirà anche l’Erario.

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