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Vita insostenibile? No all’addebito della separazione

del 20/02/2013

Vita insostenibile? No all’addebito della separazione
La Cassazione civile, con sentenza n. 2183/2013, ha affrontato il caso di una donna, con alle spalle numerosi anni di convivenza con il marito, ormai settantenne, che ha deciso di chiedere la separazione.

Il marito, non accettando tale decisione, ha presentato ricorso in Cassazione per chiedere l’addebito.

La Cassazione ha respinto il ricorso con la motivazione per cui nessuno può essere obbligato a condividere abitazione e vita quotidiana con una persona con cui non condivide più un sentimento. Se la convivenza non risulta più gradevole, il coniuge è libero di chiedere lo scioglimento del matrimonio, poichè l’“incoercibile consenso di entrambi coniugi” è l’unico motivo di giustificazione dell’esistenza del vincolo civile.

L’accertamento del distacco affettivo tra i coniugi è compito del giudice della separazione, essendo elemento giustificativo della stessa. Con riguardo a tale accertamento, il giudice del caso ha rilevato una precedente istanza di separazione della moglie che non aveva avuto seguito e l’ha considerata elemento idoneo a descrivere l’atmosfera coniugale di tensione degli anni precedenti. Altro elemento preso in considerazione è quello dell’età della donna, non trattandosi di una crisi coniugale tra giovani sposi ma all’interno di una coppia “navigata”; perciò, la decisione della moglie di separarsi è stata presa, presumibilmente, dopo una ragionata (lunga) riflessione.


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