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Necessaria l'accettazione per acquistare l'eredità

del 08/01/2013

Necessaria l'accettazione per acquistare l'eredità

L'accettazione dell'eredità costituisce il fulcro della successione ereditaria, giacchè l'acquisto dell'eredità non consegue automaticamente al momento del decesso del decuius, ma necessita, fatta eccezione per quale speciale ipotesi, di una manifestazione di volontà del chiamato all'eredità.

L’eredità può essere accettata puramente e semplicemente o col beneficio d’inventario.

L’accettazione col beneficio d’inventario può farsi nonostante qualunque divieto del testatore

Il primo dato che emerge dalla lettura della disposizione contenuta all’articolo 470 del codice civile, è che essa rafforza la previsione già contenuta all’articolo 459, ovvero sia che l’eredità non si acquista automaticamente al momento del decesso del decuius, ma abbisogna di un atto di accettazione da parte del chiamato all’eredità.

La delazione che segue l'apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è di per sè sola sufficiente all'acquisto della qualità di erede, perchè a tale effetto è necessaria anche, da parte del chiamato, l'accettazione mediante aditio oppure per effetto di pro herede gestio oppure per la ricorrenza delle condizioni di cui all'art. 485 c.c. (Cass. civ. Sez. II, 06/05/2002, n. 6479)

È questo il discrime fondamentale fra il sistema successorio italiano e quello adottato da altri ordinamenti – segnatamente francese e tedesco – ove il patrimonio del decuius passa automaticamente in capo all’erede ( principio della saisine).

L’apertura della succesione, che interviene con ed al momento del decesso, attribuisce al delato il diritto potestativo di accettare l’eredità e taluni poteri di amministrazione meglio specificati agli articoli 460 e 486 del codice civile.

Una volta intervenuta l’accettazione il delato acquisisce l'eredità e la rispettiva qualità di erede, con effetti ex nunc dal momento dell'apertura della successione.

In applicazione del su esposto principio, in un eventuale giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del de cuius, sarà onere dell’attore provare l'assunzione da parte del convenuto della qualità di erede, qualità che non può, appunto, desumersi dalla mera chiamata all'eredità.

Rappresentano pertanto eccezioni le fattispecie delineate agli articoli:

485 “Chiamato all'eredità che è nel possesso di beni”

527”Sottrazione dei beni ereditari”

586 “Acquisto dei beni da parte dello Stato”

In questi casi l’ordinamento configura delle ipotesi in cui l’acquisto dell’eredità prescinde dalla accettazione e consegue automaticamente all’integrarsi delle rispettive fattispecie previste.

Chi può accettare l’eredità?

La domanda è opportuna e lecita, dal che del diritto di accettare l’eredità è titolare solo chi può subentrare nel patrimonio del decuius al momento del decesso e tale subentro deve discendere e dipendere esclusivamente dall’accettazione e da nessun altro evento.

Non è quindi sufficiente l’essere destinatario della vocazione ereditaria, ma il dirtto a succedere deve essere attuale.

Tale non è – e pertanto non può accettare validamente – il successore istituito con una clausola testamentaria sottoposta a condizione sospensiva. La delazione avverrà per egli, non già al momento del decesso del decuius, ma dall’avveramento della condizione sospensiva.

Analogamente il legittimario pretermesso nel testamento, che potrà acquisire eredità e qualità di erede solo a seguito di esperimento vittorioso dell’azione di riduzione.

Per questi – elencanti a titolo meramente esemplificativo - si parla di "aspettativa di delazione" locuzione che esplica la spettanza solo di alcuni poteri, come ad esempio quello di richiedere la formazione dell’inventario ai sensi dell’ art. 769, 1° co., c.p.c., ovvero di richiedere la nomina di un curatore dell'eredità giacente ai sensi dell’ art. 528, 1° co. c.p.c.

Quali effetti per l’accettazione formulata da questa categoria di soggetti successibili?

Recente giurisprudenza di legittimità ammette che, nel caso di successioni legittime con pluralità di soggetti designati a succedere in ordine successivo - per cui si parla di delazione simultanea - i chiamati ulteriori, in pendenza del termine di accettazione dell'eredità da parte dei primi chiamati, possano effettuare una accettazione, anche tacita, dell'eredità.

L’accettazione è un atto classificato come atto non personalissimo e pertanto l’accettazione può essere manifestata a mezzo di rappresentante – legale ( si veda il caso dei genitori dell’erede minorenne) o volontario, munito di apposita procura ovvero di procura generale, purchè in essa sia espressamente indicato ai sensi del 1708 2° Comma C.c. il potere del rappresentante di poter accettare l’eredità.

L’accettazione è atto che eccede l’ordinaria amministrazione.

È controverso se l’accettazione possa essere compiuta da un gestore di affari altrui , mentre l’accettazione compiuta dal falsus procurator può essere ratificata nel rispetto del termine decennale di prescrizione previsto per il diritto ad accettare l’eredità.

L’accettazione è inoltre atto negoziale, unilaterale, inter vivos, recettizio.

Ad essa si applica, per quanto compatibile, la disciplina contrattualistica, ma l’atto di accettazione potrà essere impugnato solo per dolo o violenza, giammai per errore.

L’accettazione non è assoggettabile a condizione o termine, che si assumono eventualmente nulli.

Per essa non è ammessa rinunzia – semel heres, semper heres – e qualora tale qualità discenda da sentenza, la rinunzia sarà possibile solo sino al passaggio in cosa giudicata.

Una volta accettato il delato assume la qualità di erede e si verifica e realizza la confusione dei patrimoni, sicchè quello del decuius viene assorbito e considerato come patrimonio dell’erede.

Sempre che il delato non abbia accettato con beneficio di inventario.

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