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Condono Iva ampliato: Cassazione 16 maggio 2012

del 12/07/2012

Condono Iva ampliato: Cassazione 16 maggio 2012
Nei sistemi fiscali attuali i tributi da pagare allo Stato sono autodeterminati: ogni contribuente, con la presentazione della relativa dichiarazione, fornisce all’amministrazione finanziaria una serie di informazioni e calcola l’importo del tributo da versare.
Per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto (Iva), il contribuente autodetermina il debito o il credito che risulta nei confronti dell’amministrazione finanziaria, inserendo nella dichiarazione Iva l’importo totale delle fatture di vendita emesse, l’importo totale delle fatture di acquisto ricevute, l’importo dell'Iva che risulta dalle vendite e dell'Iva. che risulta dagli acquisti.
Se la somma dell’Iva sulle fatture di vendita è superiore alla somma dell’Iva detraibile sulle fatture di acquisto allora il contribuente deve versare la differenza all'amministrazione finanziaria.
L'amministrazione finanziaria, pertanto, non può sapere, se non attraverso un’attività di controllo specifica, se gli acquisti dichiarati dal contribuente sono quelli realmente sostenuti o risultano in parte da fatture inesistenti, con lo scopo di ridurre il debito Iva.

Il condono è nato con lo scopo di aumentare le entrate tributarie in modo immediato, in un sistema di informazione imperfetta.
Il condono Iva è stato introdotto con il decreto legge n. 429 del 1982, a valere sulle dichiarazioni Iva presentate all’amministrazione finanziaria fino all’anno precedente.
La definizione dell’Iva su richiesta del contribuente è possibile se non è già in corso un accertamento.
Con l’introduzione del condono Iva il contribuente ha la possibilità di regolarizzare la propria posizione nei confronti dell'amministrazione finanziaria, aumentando del 20 per cento l’Iva dovuta in base alla dichiarazione originaria.
La maggiorazione del 20% dell’imposta che risulta da versare, come autodeterminata in sede di dichiarazione dal contribuente, tiene conto di due aspetti:
1) invogliare il contribuente a sanare la propria posizione per avere un gettito di entrata immediato;
2) il rischio di non poter più recuperare altro gettito Iva, condonando situazioni di irregolarità derivanti anche da fatturazione di operazioni inesistenti.
Come è stato definitivamente sancito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 7675 del 16 maggio 2012, l'amministrazione finanziaria non può dare la possibilità al contribuente di sanare situazioni pregresse e poi fare marcia indietro; altrimenti, che condono è?

Dott. Giovanni De Lorenzi
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