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Il processo verbale di constatazione è inattacabile

del 27/06/2012

Il processo verbale di constatazione è inattacabile
Una recentissima sentenza della Corte di cassazione penale (terza sezione penale, n. 18788 del 16 maggio 2012, commentata da www.professionisti.it, news del 17 maggio 2012) ha annullato l'assoluzione disposta dalla corte di merito ricordando che: "il delitto di dichiarazione fraudolenta non presuppone che il documento utilizzato debba necessariamente essere emesso da terzi compiacenti, ben potendo essere creato ex novo dall'utilizzatore stesso, facendo apparire la provenienza da terzi, in quanto la ragione della norma sta nel fatto di punire colui che artificiosamente si precostituisce dei costi sostenuti, al fine di abbattere l'imponibile, e non presuppone il concorso del terzo".
Decisione ineccepibile e che conferma la linea dura della Cassazione penale in materia di reati tributari, in particolare di dichiarazione fraudolenta e utilizzo e/o emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Il contribuente – ragiona la Corte – non può manipolare a suo piacimento i documenti fiscali: questi ultimi, al contrario, oltre ad essere sostanzialmente genuini (ovvero riflettere fatti o atti reali), devono anche essere soggettivamente originali (ovvero provenire dalla persona che ne afferma l'esistenza).
Casi analoghi a quelli esaminati dalla Corte, epperò molto più diffusi ed erroneamente considerati innocui, sono quelli delle fatture emesse dal commercialista nei confronti del cliente per la compilazione dell'Unico della moglie di quest'ultimo ovvero dal fornitore di arredamento nei confronti del datore di lavoro per la cessione di beni destinati alla casa del dipendente.
Vediamo bene i rischi che si corrono in questi casi.

Chi riceve la fattura oggettivamente falsa commette un illecito tributario e un reato penale, sanzionato dall'art. 2 del d.lgs. 74/2000.
Si osservi bene che l'illecito si considera commesso al momento dell'annotazione in contabilità della fattura passiva, ma il reato si perfeziona solo se chi annota la fattura ha lo scopo di evadere le imposte.
L'emissione di fatture false è punita invece dall'art. 8 del d.lgs. 74 cit. e la commissione del reato coincide con la consegna della fattura al destinatario animata dalla finalità di consentire a quest'ultimo l'evasione fiscale.
Il fenomeno più noto nel campo delle false fatturazioni è quello riconducibile alle c.d. "cartiere" ovvero delle società create al solo scopo di far circolare fatture relative ad operazioni mai eseguite ed emesse al solo scopo di consentire all'utilizzatore di aumentare i costi deducibili e, di conseguenza, ridurre l'utile imponibile.
Di norma il pagamento della fattura è regolato avvalendosi dei normali canali bancari, mentre la successiva retrocessione dall'emittente all'utilizzatore è regolato per contanti o mediante pagamento all'estero.

Altrettanto diffuso, anche se con una pericolosità sottostimata da parte degli operatori, è il fenomeno delle fatture soggettivamente inesistenti. La fattura in questo caso si riferisce ad operazioni vere e reali, effettivamente eseguite dall'emittente, ma è indirizzata ad un destinatario diverso da quello effettivo.
La diffusione del fenomeno nasce dall'erronea convinzione che sia sostanzialmente irrilevante l'individuazione dell'effettivo destinatario dell'operazione, mentre ciò che conterebbe davvero sarebbe solo l'effettività della prestazione sottostante.
Spesso vi è addirittura la convinzione che la fattura debba essere emessa nei confronti di chi esegue il pagamento dell'operazione, circostanza che invece è del tutto irrilevante, perché la fattura deve essere emessa nei confronti del destinatario dell'operazione ovvero di colui a favore della quale la prestazione è eseguita o di colui al quale il bene è ceduto.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione – è la recente sentenza dle 16 maggio scorso lo conferma - è da anni costante in materia e severissima nel punire ogni uso "alieno" della documentazione fiscale.
Già in precedenza, con la sentenza 10394/2010, la Cassazione aveva affermato che "la fatturazione effettuata in favore di soggetto diverso da quello effettivo non è riconducibile ad una ipotesi di fatturazione con indicazioni incomplete o inesatte di cui al Dpr 26 ottobre 1972 n. 633, art. 41, comma 3 ... di conseguenza deve essere necessariamente riconducibile a un'operazione inesistente".
Per la Cassazione, tutto il sistema dell'Iva poggia sul presupposto che tale imposta sia pagata a chi ha eseguito le prestazioni imponibili, mentre il pagamento dell'Iva ad un soggetto non operativo apre la strada al recupero indebito del tributo.
Con la sentenza 17377/2009, la Corte afferma invece che "la nozione di operazione soggettivamente inesistente risulta elaborata dalla giurisprudenza soprattutto con riguardo all'Iva, mediante formulazione di principi che, costituendo applicazione di regole generali nell'ambito del contenzioso tributario, possono essere ritenuti comuni anche con riguardo all'applicazione di altri tributi".
Ne deriva quindi che, in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, non solo l'Iva sarà indetraibile, ma anche il diritto alla deduzione dei costi da parte del committente/cessionario sarà condizionato alla circostanza – difficilmente dimostrabile - di non avere avuto consapevolezza della, o comunque di aver colpevolmente ignorato la, falsità ideologica della fattura rilasciata a fronte dell'operazione.

Avv. Alessandro Mainardi
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