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Separazione dei beni tra i coniugi

del 05/04/2016
CHE COS'È?
La separazione dei beni tra coniugi è un regime patrimoniale alternativo a quello della comunione legale dei beni (articolo 159 codice civile) che, a seguito della riforma del diritto di famiglia del 1975, può essere scelto dai coniugi, dichiarandolo nelle sedi preposte a raccogliere detta volontà.
Infatti dal 19 maggio 1975 (legge 151/1975 articolo 228) la comunione legale tra i coniugi è il regime patrimoniale che opera di diritto in assenza di diversa espressa volontà, individuato dal legislatore come quello che meglio rispetta il dettato costituzionale della parità morale e giuridica tra i coniugi (articolo 29 Costituzione, articolo 143 codice civile). 

La scelta del regime patrimoniale di separazione non solleva il coniuge dal contribuire in proporzione alle proprie capacità reddituali e di lavoro domestico al ménage familiare: detta convenzione consente essenzialmente un’articolazione più flessibile dei rapporti patrimoniali – tipicamente immobiliari e societari – anche al fine di negare al coniuge superstite il riconoscimento dei molteplici benefici che derivano dall’applicazione del regime altrimenti legale e dalla disciplina sulle successioni, in particolar modo in mancanza di figli. Infatti il regime di separazione dei beni impedisce che le ricchezze del patrimonio del coniuge premorto passino al gruppo familiare dell’altro coniuge.

Nella scelta convenzionale in esame, i coniugi possono decidere liberamente se acquistare beni separatamente, congiuntamente e, in quest’ultimo caso, decidere se a quote uguali o disuguali. Tale libertà tuttavia va inquadrata e ricondotta sia alle norme civili di carattere generale, dove vanno rispettate le norme comunque inderogabili, sia al microsistema giusfamiliare, ai cui capisaldi in tema di contribuzione e doveri matrimoniali in parte si è già accennato. 
Peraltro la convenzione della separazione dei beni, effettuabile dai coniugi sui propri rapporti patrimoniali, non potrà spingersi a disciplinare contrattualmente “ora per allora” l’eventuale futura crisi coniugale. Come dire: tra coniugi non tutto è negoziabile.
D’altro lato va detto come le convenzioni matrimoniali possano essere anche altre, oltre a quelle disciplinate dalla legge (comunione convenzionale, separazione dei beni, fondo patrimoniale), seppure nei limiti inderogabili di legge già indicati: tale libertà è stata ulteriormente ampliata con l’entrata in vigore della legge 218/1995, di riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato, che sostanzialmente allarga le maglie della libertà dei coniugi, quando il matrimonio è caratterizzato dalla presenza di un elemento di estraneità (ad esempio, cittadinanze diverse tra coniugi, ovvero diversi luoghi di residenza, eccetera).

È importante ricordare che, nonostante la sua natura essenzialmente convenzionale, il regime di separazione trova in alcuni casi applicazione anche senza la volontà espressa dei coniugi. Ciò accade ad esempio in caso di scioglimento della comunione legale per effetto di sentenza giudiziale di divisione dei beni, per effetto di intervenuta separazione legale dei coniugi ovvero in ipotesi di fallimento di uno dei coniugi.

Nota bene
Oltre ai beni materiali, in caso di separazione, i coniugi devono tener conto anche dell'eventuale animale domestico. In Parlamento è al vaglio un disegno di legge che mira ad introdurre nel codice civile l’art. 455-ter “Affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi” che predispone quanto segue: “In caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dall’animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere.


COME SI FA
La scelta a favore del regime di separazione dei beni deve essere fatta dai coniugi in via congiunta ed espressamente. In Italia è possibile derogare al regime legale di comunione anche in sede di celebrazione delle nozze, senza spese e senza particolari formalità. La contestualità tra l’espressione di volontà a contrarre matrimonio e la scelta del regime patrimoniale di separazione è determinante: è infatti tale contestualità che permette all’ufficiale di stato civile dinanzi al quale si contrae matrimonio di ricevere detta dichiarazione. La stessa competenza, se ricorre l’elemento di contestualità suddetto, è propria anche dell’autorità consolare, del parroco cattolico e del ministro di culto ebraico che abbia la cittadinanza italiana. Alcune perplessità sorgono sulla competenza di ministri di culto di altre professioni religiose, nel qual caso è bene svolgere opportune verifiche.
La dichiarazione relativa alla scelta del regime di separazione dei beni effettuata da cittadini italiani in matrimoni celebrati all’estero è valida solo se la legge del Paese estero ove si contrae matrimonio consente espressamente la possibilità di tale inserimento nel certificato di matrimonio.
La scelta della separazione legale dei beni può essere fatta anche in un momento successivo alle nozze, tramite atto notarile che verrà poi annotato nel certificato di matrimonio (articolo 162 codice civile). 
Tale annotazione, così come ogni modifica successiva (articoli 163, 210 codice civile), ha l’importante funzione di pubblicità verso i terzi. È doveroso precisare che per i singoli beni immobili, oggetto delle speciali scelte patrimoniali dei coniugi, il regime di pubblicità opponibile a terzi è doppio: la pubblicità dovrà infatti essere rappresentata anche presso i pubblici registri immobiliari.

CHI
Possono accedere alla scelta del regime patrimoniale di separazione dei beni i soggetti che possono contrarre matrimonio secondo la legge italiana.
Il minore emancipato (articolo 165 codice civile) è tra questi soggetti, seppure con particolari cautele. Analogo discorso per gli inabilitati e gli inabilitandi (articolo 166 codice civile). 
Nel caso di coniuge che venga interdetto successivamente al matrimonio, la questione relativa alla eventuale variazione del regime patrimoniale è piuttosto delicata e sarà sottoposta all’esame del Giudice tutelare che dovrà investigare se il beneficiario di un’amministrazione di sostegno abbia o meno capacità negoziale idonea a regolare convenzioni patrimoniali.

FAQ
I debiti di un coniuge in regime di separazione dei beni devono essere pagati dall'altro coniuge?
Nessuna norma lo prevede, anche se per alcun debiti, quali i debiti contratti “nell’interesse della famiglia” potrebbe valere la regola della responsabilità solidale dei coniugi. Il coniuge che non li ha contratti potrebbe dunque doverne rispondere anche con beni personali.
Problema degli acquisti effettuati da un coniuge con denaro dell'altro coniuge in regime di separazione dei beni: come fare?
La questione è molto complessa e la risposta può variare grandemente, richiamando istituti giuridici diversi, a seconda che il coniuge che mette il denaro abbia materialmente versato nelle mani di terzi, per acquistare a favore dell’altro coniuge, ovvero se il denaro sia passato tra i due coniugi.
Il regime della separazione dei beni si applica ai coniugi separati legalmente?
No, ad essi si applicano le norme di diritto comune, salva un’estensione analogica ed in quanto afferenti a norme compatibili.
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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

D'Errico Giuseppina

18/01/2012 13:33:53

Buongiorno, il 12 /09/2011 è morta mia zia (sorella di mia madre anch'essa deceduta) , si è sposata in età avanzata con regime patrimoniale 1 comma dell'art. 228 legge 19/03/1975 n°151.Ha redato un testamente nel quale lasciava i suoi beni la metà al cogniuge e metà alcuni nipoti (figli delle sorelle decedute) . Nel testamento non vi era menzionato L'assicurazione personale della vita nel quale mia zia ha nominato beneficiari tutti gli eredi legittimi.
La mia domanda è questa.: tutti gli eredi legittimi sono anche quelli non nominati nel testamento? E in questo casi al cogniuge che parte le aspetta?
(è vdero che le aspetta i 2/39)

Simona

27/06/2012 10:34:31

Buongiorno,
ho sposato mio marito in seconde nozze, in regime di separazione dei beni.
Egli non è residente in casa mia, essendo fallito personalmente con la sua azienda nel 2009.
Vorrei sapere se la sua ex moglie oppure la curatela ha diritto di chiedere a me quanto dovuto da mio marito.
Grazie e saluti.

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