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Omicidio preterintenzionale

del 01/09/2016
CHE COS'È?

Omicidio preterintenzionale: definizione

L'omicidio preterintenzionale è un reato previsto dall'articolo 584 del Codice Penale, che stabilisce che chiunque provochi la morte di una persona con atti diretti a causare lesioni o a percuotere con violenza debba essere punito con la reclusione per un periodo minimo di dieci e un periodo massimo di diciotto anni. L'omicidio preterintenzionale rappresenta l'ipotesi più grave tra le sole due fattispecie di delitti preterintenzionali che il nostro ordinamento giuridico penale contempla: l'altro è l'aborto preterintenzionale, che si verifica nel momento in cui viene provocata l'interruzione della gravidanza di una donna in maniera involontaria causandole delle lesioni. L'articolo 43 del Codice Penale parla di delitti preterintenzionali, cioè che vanno oltre l'intenzione, quando un evento pericoloso o dannoso più grave rispetto a quello voluto dall'agente viene innescato da un'omissione o da un'azione.


COME SI FA

Qual è il bene giuridico tutelato?

L'omicidio preterintenzionale è un reato comune a forma libera, il che vuol dire che può essere da chiunque nei confronti di chiunque, poiché ogni individuo è titolare del bene "vita", la cui distruzione rappresenta l'offesa. Per quel che riguarda la ratio legis, a essere tutelato è l'interesse generale che ha lo Stato nel proteggere la vita delle persone: per questo devono essere sanzionate in modo severo le condotte che possono causare la morte anche se in effetti non erano finalizzate a un'uccisione.

Qual è l'elemento oggettivo del reato?

La fattispecie delittuosa per questo reato si configura nel momento in cui avviene la morte di una persona: si parla, di conseguenza, di reato evento, che si concretizza nel momento in cui l'evento letale non desiderato si avvera. La condotta si contraddistingue per atti diretti a ledere o a percuotere in modo intenzionale; la morte, d'altro canto, costituisce un quid pluris che non è previsto ed è, dunque, involontario per l'agente che non perseguiva il fine dell'uccisione. Perché il reato possa essere integrato è sufficiente che derivi la morte da una condotta omissiva o attiva: l'agente, in altri termini, risponde al verificarsi del decesso anche se non ha effettivamente perseguito o voluto la morte dell'altra persona. Per configurare il reato, di conseguenza, non c'è bisogno che abbia avuto il suo esito materiale la volontà dell'agente di ledere o di percuotere, ma è sufficiente che l'agente stesso si sia reso protagonista di atti finalizzati a ledere o a percuotere: insomma, basta il semplice tentativo. Anche un comportamento aggressivo o minaccioso, se tendente alle lesioni o alle percosse, può essere compreso nella categoria degli atti diretti a commettere uno dei delitti previsti dall'articolo 581 e dall'articolo 582 del Codice Penale di cui parla l'articolo 584 a proposito dell'omicidio preterintenzionale. 


CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. Qual è l'elemento soggettivo del reato?

Come si può ben intuire, è la preterintenzione l'elemento soggettivo del reato, vale a dire la condotta volontaria del soggetto di realizzare un certo evento da cui scaturisce un evento più grave rispetto a quello voluto. Una diffusa impostazione giurisprudenziale dell'elemento psicologico parla di dolo misto a responsabilità oggettiva: questo è da attribuire al soggetto per l'evento letale in funzione di un nesso di causalità, mentre il dolo può essere riscontrato nel delitto di base, e quindi nelle lesioni o nelle percosse. Vale la pena di menzionare, ad ogni modo, un altro orientamento, secondo il quale l'elemento soggettivo non è di dolo misto a responsabilità oggettiva ma di dolo misto a colpa, ravvisando un comportamento colposo.
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