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Omicidio preterintenzionale

del 17/10/2017
CHE COS'È?

Omicidio preterintenzionale: definizione

La preterintenzionalità è un concetto identificato dall'articolo 43 del codice penale, che stabilisce che un delitto può essere considerato preterintenzionale - cioè va oltre l'intenzione di chi se ne rende protagonista - nel momento in cui dall'omissione o dall'azione deriva un evento pericoloso o dannoso che si rivela più grave rispetto a quel che l'agente desiderasse. Nello specifico, sono solo l'aborto preterintenzionale e l'omicidio preterintenzionale gli unici casi di delitto preterintenzionale presi in considerazione a livello disciplinare: il primo è normato dall'articolo 18 della legge n. 194 del 1978, mentre il secondo è identificato dall'articolo 584 del codice penale.


COME SI FA

In che cosa consiste la preterintenzionalità?

Per capire a fondo la preterintenzionalità è sufficiente fare riferimento a un esempio pratico: un omicidio si definisce preterintenzionale nel momento in cui una persona ne colpisce un'altra con l'intento di farle male ma non con l'intento di ucciderla, e l'altra muore in conseguenza dei colpi che ha ricevuto.

Quali sono nell'ordinamento penale del nostro Paese le ipotesi di reati preterintenzionali più importanti?

Come detto, l'omicidio preterintenzionale è identificato dall'articolo 584 del codice penale, che precisa che chiunque provochi la morte di una persona con un atto diretto a provocarle delle lesioni senza volerne causare la morte deve essere punito con la reclusione per un periodo che va da un minimo di dieci anni a un massimo di diciotto anni. Oltre a ciò, è necessario prendere in considerazione i delitti aggravati dall'evento, che si concretizzano nel momento in cui l'evento pericoloso o dannoso ulteriore è posto a carico di una persona che si è resa protagonista di una condotta criminosa sulla base del rapporto di causalità. L'aborto preterintenzionale, infine, è un'ipotesi di reato che si verifica nel momento in cui viene provocata l'interruzione di una gravidanza in modo involontario da parte di una persona che voleva semplicemente causare delle lesioni a una donna.


CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. Qual è l'elemento soggettivo del reato?

Come si può ben intuire, è la preterintenzione l'elemento soggettivo del reato, vale a dire la condotta volontaria del soggetto di realizzare un certo evento da cui scaturisce un evento più grave rispetto a quello voluto. Una diffusa impostazione giurisprudenziale dell'elemento psicologico parla di dolo misto a responsabilità oggettiva: questo è da attribuire al soggetto per l'evento letale in funzione di un nesso di causalità, mentre il dolo può essere riscontrato nel delitto di base, e quindi nelle lesioni o nelle percosse. Vale la pena di menzionare, ad ogni modo, un altro orientamento, secondo il quale l'elemento soggettivo non è di dolo misto a responsabilità oggettiva ma di dolo misto a colpa, ravvisando un comportamento colposo.

2. In che cosa consiste la tesi del tertium genus?

Per la tesi del tertium genus, la preterintenzione è un tipo di elemento psicologico che va ad affiancarsi alla colpa e al dolo: è per questo motivo che in numerosi manuali la trattazione dell'elemento soggettivo prevede una distinzione tra la preterintenzione, la colpa e il dolo. In effetti, la norma precisa che il delitto preterintenzionale va oltre l'intenzione: in sostanza, non è contro l'intenzione né secondo l'intenzione. La collocazione sistematica dell'articolo, d'altra parte, fa sì che il delitto preterintenzionale sia tra il dolo e la colpa. La dottrina, comunque, non ha un parere unanime in proposito: per vari autori, infatti, tertium non datur tra il dolo e la colpa, cioè tra la volontà e la non volontà. 

3. In che cosa consiste la tesi della responsabilità oggettiva?

Per chi fa riferimento alla responsabilità oggettiva della preterintenzionalità, il reato è doloso: sempre immaginando il caso di una persona che ne picchia un'altra causandone la morte al di là delle sue intenzioni, l'evento voluto - e cioè le percosse - è da considerarsi doloso, mentre la morte è posta a carico di chi si è reso protagonista del delitto anche se essa non era stata voluta o addirittura contemplata come evento possibile. Una parte della dottrina, dunque, è arrivata a ritenere la preterintenzionalità addirittura incostituzionale, chiedendo che la morte venga posta a carico del soggetto agente solo nel caso in cui essa potesse essere evitata o prevista in anticipo. 
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